giovedì 8 marzo 2018

Ogni uomo del Kali Yuga...


“Ogni uomo del Kali Yuga, nella prospettiva indù, è incitato a ricercare la sua libertà e la sua beatitudine spirituale, senza poter tuttavia evitare la dissoluzione finale di questo mondo crepuscolare nella sua totalità”.
– Mircea Eliade, Il mito dell’eterno ritorno, Borla, 1975.

Quindi è inutile nascondersi dietro a un dito, inutile pensare di non dover affrontare l’inverno e le sue conseguenze, o ingannarsi credendo che se si riesce a scaldarsi allora l’inverno là fuori non esiste. Bisogna affrontare se stessi e, dopo aver affrontato se stessi, affrontare la realtà.

7 commenti:

  1. Ah quanto è diffusa codesta illusion!! Cosa bona et iuxta sarrìa che l’omo ritornasse ad osservar li “signa”, che fusse meno in essolui rinchiuso, e ne’ bisogni sua,
    cf.
    https://associazione-federicoii.blogspot.it/2018/03/modernis.html




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  2. Senza contare tutta questa mania di “interpellar” e “coinvolgere” la “gente”, la persona comune, lo si è fatto per tutto il XX secolo, e non ha funzionato: continuerà a **non** funzionare.
    La prima cosa sarebbe quella di **riconoscere** la realtà, per quella ch’essa è.
    Niente di più. Niente di meno.
    Nel XX secolo siamo solo riusciti a rendere peggiori le cose, più difficili, con questa “stubborn resistance”, ma del tutto priva di creatività. Inoltre le circostanze – le “cinque stanze”, diceva qualcuno – cambiano col tempo e nel tempo, ed occorre rispondere a quella che c’è ora, che c’è mo’, **non** a quella del passato. vallo a far capire a certi “tradizionalisti”, straordinari – e perenni – vincitori, ma della battaglia del giorno prima. Vincono sempre eh, ma la battaglia di ieri.




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  3. Guardavo il video di un vecchio concerto di Battiato: cantava una canzone dal fascino che non tramonta, “Il Re del mondo”; era il concerto a Baghdâd, nel lontano **1992**! Ma ci rendiamo conto! Davvero?? Sinceramente detto, **non** credo. Si continua a cercare di dare soluzioni che non si posseggono, a proporre alterative che non si vedono, a non rendersi conto della realtà che pur si vive ogni dì che passa su questo stanco pianeta, preda di un circolo vizioso. Senza fine apparente.
    Ma stiamo scherzando? Dov’è stata tutta questa gente che tanto parla, dal 1992 ad oggi? In quel tempo, nel 1992, c’era ancora Saddàm Hussein a Baghdâd.
    Or non è più, addirittura l’hanno fucilato. Tanto rumore, ed ecco com’è finita.

    Mi ricorda quel vecchio film, credo del 1998 o giù di lì – una ventina d’anni e danni fa –, dove il protagonista, J. Travolta, è un avvocato che s’incaponisce a combattere una grossa multinazionale, con ragione tra l’altro, e lo fa bene, al punto gli viene offerta una transazione che è un accordo, al ribasso sì, e tuttavia c’è il riconoscimento delle ragioni delle quali si era fatto latore. Ma lui rifiuta, e viene sconfitto. Poi tanti problemi di qua e di là. Alla fine, di fronte al giudice, per dover pagare una sciocchezza, si riconosce che in banca non ha quasi più nulla. E il giudice: “Avvocato? Ma dov’è stato tutto questo tempo?”. Appunto, ‘sta gente, dov’è stata? Nei sogni? Non serve a niente.
    A lottare contro “simiæ philosophiæ” – “contra philosphiæ simias” – non si va da nessuna parte.
    Tra l’altro, l’avvocato – alla domanda del giudice – non sa rispondere, sta zitto; la scena finale, fatta molto bene, mostra lui che non sa rispondere, con lo sguardo perso nel vuoto. Ecco. Appunto.
    La smettiamo una buona volta? Non siamo in grado di rispondere alla situazione. Si darà mai il caso che venga riconosciuto ed ammesso? Perché questo è decisivo.
    Dal riconoscimento dell’impotenza può nascere un cammino diverso. Dalle **pretese** di poter “fare” – cui però non corrisponde alcuna realtà effettiva – non può che nascere la continua schiavitù alla e nella situazione. Cui si cerca di sfuggire andando appresso alle illusioni … ma a cosa cavolo serve?? Se la tua sorte per ciò stesso non cambia, anzi peggiora …

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    1. “Più diventa tutto inutile, più credi che sia vero”, dice la canzone di Battiato in questione, che fa parte dell’album “L’era del cinghiale bianco” (“Shwêta-varâha-Kalpa”), album che è … del lontano, lontanissimo **1979**!! E qui viene la vertigine … ‘uagliu’ ma ch’avita fatto dal **mille novecento settanta **nove****: l’anno prossimo son … trent’anni … Dove siete stati? Nelle terre desolate?, come il titolo del poemetto di Th. S. Eliot, che tanto Canetti detestava, ed è cattivo segno per e da quest’ultimo, dove Eliot vide bene che la “fine” è come lo slabrarsi d’una ferita infetta, un perdersi, una “dissolutio”. E lo vide nell’età – “summiter explosiva” – fra le due guerre mondiale, età che oggi si vede ben essere una sola epoca in due fasi. Canetti non riusciva invece a venir fuori da una certa epoca: Eliot vide meglio, vide più lontano.
      “This is the way the world ends.
      This is the way the world ends.
      This is the way the world ends.
      Not in a bang, but in a whimper”: ecco ciò che i vari “apocalittici” non han mai capito. Dove al contrario, Eliot vide meglio di Canetti, pur acuto, quest’ultimo, indagatore delle relazioni fra “Massa e potere”, come recita il titolo del più noto scritto di Canetti.
      Ma torniamo a noi.
      Davvero è giunto il tempo di ritornare – **definitivamente** – dalle terre desolate.


      Bella è la versione:
      GIUNI RUSSO – ‘IL RE DEL MONDO’ –
      https://www.youtube.com/watch?v=04ecbT_yhSw





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  4. Già, tanto più che questo senso di impotenza è ora dominante, davvero non si può fare altro che ammetterlo. Ma chi ha un'immagine di sé del "guerriero" duro e puro, ed è troppo identificato con essa, reagisce a questa sensazione censurandola o rimuovendola o proiettandola sugli "altri", sulla "gente" che poi pretende di combattere.
    Davvero una non bella strategia, quella di questi "kshatriya della classe media".

    Il punto è proprio questo, la nota dominante del nostro tempo suona precisamente così: il nostro spazio d'azione è imploso, collassato; siamo impotenti e al momento non possiamo fare niente.
    E questa condizione è talmente totalizzante, onniavvolgente, che se non fossi venuto a conoscenza che prima non era così – anzi non era mai stato così –, avrei pensato che questa fosse la condizione naturale dell'umanità.

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    1. Gli “kshatriya della classe media” ovvero il “brivido” tradizionalistico, o **pseudo** tale, dato al “borghese”, un po’ “à la” Evola: che spettacolo ridicolo, qui è saltato tutto.

      Quel che dici è vero: oggi pare una condizione “naturale” questa della totale impotenza con, come “supercompensazione”, quella delle illusioni, dalle mille forme, dai mille volti, vera Idra dalle tante teste. Ma non è mai stato così prima, mai così estesamente, mai così pervicacemente, mai in modo così avvolgente, come spire fangose che tutto trascinino con se stesse.
      Solo il dirsi la verità può, eventualmente, riaprire i giochi, mentre il continuare con le false compensazioni non può che far continuare sulla e nella china fatale.




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  5. Cf.
    http://associazione-federicoii.blogspot.it/2018/03/un-vecchio-passo-di-guenon-molto.html




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