venerdì 5 febbraio 2016

Una predizione del 1917 di Aurobindo

Queste sono frasi del *1917*, ben 99 anni fa, in cui si poteva scorgere cosa sarebbe diventato il modo di vivere Occidentale (e in seguito globale) e quello dell'esistenza di ogni persona, in questo stretto, buio e desolante mondo "all'avanguardia". E Sri Aurobindo non poteva ancora scorgere il deprimente silenzio che rimbomba oggi nelle strade, di cui dobbiamo dir grazie alla "super-mega-iper rivoluzione" dataci dal fantastico mondo virtuale...


“Ma se la Scienza ci ha così preparato per una età di più ampia e profonda cultura e se nonostante e a volte grazie al suo materialismo essa ha reso impossibile il ritorno del vero materialismo, quello della mentalità barbara, essa ha incoraggiato più o meno indirettamente sia con la sua attitudine alla vita e sia con le sue scoperte un altro tipo di barbarismo, – in quanto non può essere chiamato in altro modo, — quello dell’età industriale, commerciale, economica che sta procedendo ora verso il suo culmine e la sua conclusione. Il barbarismo economico è essenzialmente quello dell’uomo vitale che confonde l’essere vitale per il sé e accetta la sua soddisfazione come il primo scopo della vita. La caratteristica della Vita è il desiderio e l’istinto di possesso. Così come il barbarismo fisico fa dell’eccellenza del corpo e lo sviluppo della forza fisica, salute e prodezza il suo standard e scopo, così il barbarismo vitalistico o economico fa della soddisfazione delle volizioni e dei desideri e l’accumulazione di possessi il suo standard e scopo. Il suo uomo ideale non è l’acculturato o il nobile o il meditativo o il morale o il religioso, ma l’uomo di successo. L’arrivare, l’avere successo, il produrre, l’accumulare, il possedere è la sua esistenza. L’accumulazione di ricchezza e più ricchezza, l’aggiungersi di possessi su possessi, opulenza, esibizione, piacere, ingombrante lussuria inartistica, una pletora di convenienze, vita svuotata di bellezza e nobiltà, religione volgarizzata o freddamente formalizzata, politica e governo divenuti commercio e professione, il godimento stesso reso un business, questo è il commercialismo. Per il naturale uomo irredento la bellezza è una cosa oziosa o una seccatura, arte e poesia una frivolezza o un’ostentazione e un mezzo di pubblicità. La sua idea di civiltà è il comfort, la sua idea di morale la responsabilità sociale, la sua idea di politica l’incoraggiamento dell’industria, l’apertura dei mercati, sfruttamento e commercio che seguono la bandiera, l’idea di religione al meglio un formalismo pietistico o la soddisfazione di certe emozioni vitalistiche. Egli valuta l’istruzione per la sua utilità di formare un uomo di successo in una esistenza competitiva o, in alternativa, industriale socialistizzata, la scienza per le utili invenzioni e conoscenze, i comfort, le convenienze, i macchinari industriali che lo armano, il suo potere per l’organizzazione, la regolamentazione, lo stimolo alla produzione. Il plutocrate opulento e il mammut capitalista di successo e organizzatore di industria sono i superuomini dell’età commerciale e i veri, anche se spesso occulti sovrani della sua società.
   L’essenziale barbarismo di tutto questo sta nel perseguimento del successo vitale, del soddisfacimento, della produttività, dell’accumulazione, del possesso, del godimento, del comfort, delle convenienze per il suo proprio interesse.”

— Sri Aurobindo, Il Ciclo Umano, cap. VIII, pag. 79-80, Sri Aurobindo Ashram Publication Department, 1997.

4 commenti:

  1. http://www.superzeko.net/doc_incanus/IncanusDueVisioniDellAnticristo.pdf

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    1. Per caso", stamattina sono andato a vedere su Superzeko se ci fosse un nuovo post e l'ho letto, ma solo adesso ho visto questa risposta! Grazie della segnalazione

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  2. Ricordo questo passo di Sri Aurobindo, il “barbaro vitale”, lo chiamava, se non ricordo male. Tutto giusto, **tranne** il fatto che il tal passo fu scritto nel ... 1917!! ...

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